Italy

Le aziende italiane non prevedono di ridurre le emissioni dei viaggi di lavoro

Março 15, 2023
Solo un'azienda italiana, Intesa Sanpaolo, fissa un obiettivo di riduzione dei voli business.

La maggior parte delle aziende italiane non sta fissando obiettivi ambiziosi di riduzione delle emissioni dei viaggi aziendali, rivela la seconda edizione di una classifica sui viaggi di lavoro stilata da The Travel Smart Campaign. Delle 14 aziende italiane presenti nella classifica, solo una, Intesa Sanpaolo, ha fissato un obiettivo di riduzione delle emissioni dei voli d’affari (-35% entro il 2022). Si tratta di un buon primo passo, ma non è sufficiente per avere un impatto sostanziale sulla riduzione delle emissioni. 

A livello globale, solo 50 aziende su 322 hanno fissato obiettivi di riduzione delle emissioni dei voli d’affari. Tra le aziende che si sono poste degli obiettivi, solo quattro hanno ottenuto il “gold standard”, ovvero la rendicontazione delle emissioni dei viaggi aerei e l’impegno a ridurle del 50% o più, entro il 2025 o prima. Si tratta di Novo Nordisk (farmaceutica, Danimarca), Swiss Re (finanza, Svizzera), Fidelity International (finanza, Regno Unito) e ABN Amro (finanza, Paesi Bassi).

Nella panoramica sulla rendicontazione delle emissioni non CO2 legate ai voli d’affari (la prima nel suo genere), la classifica rileva che non ci sono aziende italiane tra le apripista della rendicontazione completa delle emissioni di gas serra associate ai voli aziendali. A livello globale, sono 39 le aziende che danno l’esempio rendicontando l’impatto completo dei voli d’affari tra cui anche le emissioni non CO2. 

Ma l’impatto climatico dei voli d’affari va ben oltre le emissioni di CO2. Oltre alla CO2, i motori degli aerei emettono altri gas (ossidi di azoto, anidride solforosa e acqua) e particolato (fuliggine).  Queste emissioni sono comunemente dette “emissioni non CO2”, e si stima che siano responsabili di due terzi del riscaldamento climatico totale dovuto ai viaggi aerei. Tuttavia, sono veramente poche le aziende che dichiarano l’impatto totale dei loro voli d’affari rendicontando anche gli effetti non legati alle emissioni di CO2. 

Matteo Mirolo, Aviation Policy Manager: “Le aziende italiane chiudono un occhio sui danni provocati dai voli d’affari. La stragrande maggioranza  delle aziende non prende nessun provvedimento riguardo alla riduzione dei voli d’affari, privando così di sostanza qualsiasi altro loro obiettivo di sostenibilità. Al livello mondiale, solo poche capofila (nessuno in Italia) si allineano alla scienza dichiarando le emissioni non CO2, che in realtà rappresentano la parte sommersa dell’iceberg dell’impatto climatico dell’aviazione”.

Volkswagen, KPMG e Johnson & Johnson sono i primi tre emettitori della classifica Travel Smart senza un obiettivo di riduzione delle emissioni da viaggio (1). Ma fissare tali obiettivi è possibile e necessario, come hanno fatto aziende di dimensioni e settori simili come McKinsey, Deloitte e AstraZeneca.

Secondo lo studio, se il 10% delle aziende (ossia le principali emettitrici di CO2 della classifica) fissasse obiettivi di riduzione del 50%, saremmo già a metà strada nel raggiungimento dell’obiettivo globale di 50% di riduzione delle emissioni dei voli aziendali entro il 2025. Ridurre le emissioni dell’aviazione è oggi più che mai fondamentale se vogliamo rimanere entro la soglia di riscaldamento globale di 1,5°C.

Per il decennio critico che ci separa dal 2030, il modo migliore per ridurre le emissioni del settore aereo è volare meno, in quanto, secondo le stime attuali, l’introduzione di carburanti sostenibili e di aerei a emissioni zero non avverrà prima del 2030, e nel frattempo la compensazione non può sostituire la riduzione delle emissioni. 

I risultati dello studio sono giunti poco dopo che Lufthansa ha sottoscritto con l’azienda ferroviaria statale Ferrovie dello Stato Italiane (FS) un accordo di collaborazione per migliorare i collegamenti tra i trasporti aerei e ferroviari nel Paese. Se da una parte ciò aumenterebbe le opzioni di viaggio in treno, dall’altra promuoverebbe comunque le trasferte in aereo, facilitandole e rendendole addirittura più accessibili. Inoltre, la Commissione Europea ha recentemente annunciato dei piani per sostenere dieci progetti pilota finalizzati alla creazione di nuovi collegamenti ferroviari transfrontalieri e al miglioramento dei servizi internazionali esistenti. La proposta include tratte ferroviarie aggiuntive da Roma a Monaco e tra Milano e Monaco, nonché servizi di linea notturni tra Parigi, Milano e Venezia.

The Travel Smart Campaign invita le aziende a fissare obiettivi ambiziosi di riduzione delle emissioni dei viaggi aziendali, preferendo gli spostamenti in treno a quelli aerei ove possibile, e le videoconferenze ai voli a lungo raggio. 

Matteo Mirolo, Aviation Policy Manager:  “Le grandi imprese europee ed italiane hanno un importantissimo compito da svolgere nella riduzione delle emissioni dei viaggi di lavoro. Soprattutto in Italia, I mezzi a loro disposizione per raggiungere questo obiettivo sono più che mai accessibili: dovrebbero preferire i viaggi in treno quando le distanze lo consentono e le videoconferenze ai voli a lungo raggio.

Nota per i redattori: 

Transport & Environment, insieme a una coalizione di partner globali, ha lanciato The Travel Smart Campaign nel 2022 pubblicando un’edizione annuale della classifica delle aziende in relazione alle pratiche sostenibili nei viaggi di lavoro. La campagna coinvolge le aziende con l’obiettivo di ridurre le emissioni dei viaggi aziendali del 50% o più rispetto ai livelli pre-Covid entro il 2025 o anche prima.

La Travel Smart Ranking classifica 322 aziende statunitensi, europee e indiane in base a 10 indicatori relativi alle emissioni dei viaggi aerei, agli obiettivi di riduzione e alla rendicontazione. Le principali utilizzatrici di voli d’affari dei 17 Paesi della classifica rappresentano buona parte dei viaggi in aerei effettuati in tutto il mondo. L’analisi mette in luce gli ingenti sforzi che alcune aziende globali devono ancora compiere per ridurre le emissioni dei loro viaggi d’affari. Nella classifica, alle aziende viene assegnato un punteggio: A, B, C o D. Nell’edizione di quest’anno della classifica, 11 aziende hanno ricevuto un punteggio di A, 38 di B, la stragrande maggioranza ha ricevuto un punteggio di C (2132) e 61 aziende hanno ottenuto una D. 

(1) Secondo la comunicazione delle emissioni del 2019

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